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Minori

Nel caso di un minore inviato dal Ser.D. in maniera consensuale, si presuppone che ci sia:

  • una qualche forma, di motivazione da parte del ragazzo ad accettare il programma terapeutico riabilitativo
  • la presenza e collaborazione dei genitori (almeno di uno) che autorizza formalmente l’ingresso ed è disponibile ad accogliere gli impegni del programma

In questi casi, la tutela minorile è a carico dei genitori e qualora il ragazzo si allontanasse dalla struttura in maniera non autorizzata (fughe, ecc.), o non fosse più intenzionato a continuare il programma, i genitori, avvertiti tempestivamente, si assumono la responsabilità legata alla tutela. Per quanto attiene al rapporto con i Servizi Territoriali Invianti, la Comunità Giovanile auspica ed è disponibile a partecipare agli incontri territoriali programmatici ed organizzativi (tipo UVMD) per condividere il programma da mettere in campo.

 

Minori affidati

Nel 2009 La Comunità Giovanile è stata autorizzata, dalla Regione Veneto, a realizzare una sperimentazione sull’accoglienza e trattamento di minori tossicodipendenti affidati dal Tribunale per i Minori ai Servizi Tutela con provvedimento di inserimento in struttura. Gli esiti della sperimentazione sono stati presentati all’interno della Pubblicazione Regionale T.A.G. – Teen Addicted Guidelines. La sperimentazione ha messo in evidenza che:

  • sono adolescenti della fascia di età 14-17 anni
  • sono casi ad altissima multiproblematicità
  • necessitano delle giuste attenzioni e di idonee risorse per essere trattati
  • hanno importanti esperienze di comportamenti devianti, collegate all’uso delle sostanze, e vissuti abbandonici
  • hanno avuto scarse esperienze significative di relazioni e contatti con gli adulti
  • hanno spesso vissuto eventi traumatici
  • sono abituati ad agire e a rispondere da soli alle proprie necessità e quindi con scarsa, se non  assente, capacità di affidarsi all’adulto.

L’esperienza del lavoro con i minori affidati, ha messo in evidenza “il conflitto”  tra l’indispensabile motivazione al riconoscimento della tossicodipendenza, l’accettazione dell’aiuto e la condizione di obbligo, dato dal Tribunale dei Minori, al collocamento in  struttura.

Per superare o limitare questo conflitto, attraverso la sperimentazione si è cercato di trovare modalità, approcci e strategie concrete che mettano il minore affidato nella condizione di maturare, almeno in parte, una scelta e un suo attivo protagonismo nel “mettersi” in struttura, coinvolgendolo insieme agli operatori della comunità e dei servizi territoriali invianti, nelle definizione della natura del programma iniziale (durata, obiettivi, verifiche, ecc…).

L’approccio più efficace è mettere da parte, la condizione di “obbligo”  per costruire col minore un programma iniziale di breve durata, con data di verifica definita già in fase iniziale, finalizzato a raggiungere piccoli, pochi e semplici obiettivi.

Questi contenuti si discutono e si condividono con il minore, gli operatori dei servizi invianti (e la famiglia, quando presente se non allontanata dal provvedimento) fin dai colloqui di pre-accoglienza. Le attenzioni che vengono messe in campo durante la permanenza in struttura, sia in termini di collegamento fra bisogni personali e azioni/strumenti, sia in caso di fuga o di rifiuto a continuare il programma sono diverse e peculiari rispetto ad un minore inserito in maniera consensuale. Se l’approccio iniziale, al fine di ottenere la necessaria “compliance”, tende a mettere da parte la condizione di obbligo, una volta inserito, il ragazzo viene trattato dall’equipe in maniera particolare, con le dovute attenzioni e tutele imposte dalla sua condizione. Per i minori affidati si chiede la sottoscrizione di un contratto particolare formulato ad hoc tra Servizi invianti (Ser.D. e Servizio Tutela), Comunità Giovanile e minore. Il contratto riassume e regola le modalità generali di trattamento e la gestione delle situazioni di crisi.  

 

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